È REATO DETENERE UNA RENNA PER ALLESTIMENTO NATALIZIO



La Corte di Cassazione con sentenza del 07 novembre 2018 (sentenza n. 50137/2018) si è occupata del caso che riguardava la detenzione di una renna in giardino da parte di un cittadino privato per un allestimento natalizio.

Tale individuo è stato imputato del reato di detenzione di animale vivo e selvatico che costituisce pericolo e per la salute pubblica.

La vicenda processuale inizia quando la renna Masha scappa dalla sfera di controllo del titolare a causa di un incendio divampato. La renna venne ritrovata dopo qualche giorno dalla Guardia Forestale che, venendo a conoscenza del fatto che questa era detenuta da un privato cittadino, decide di svolgere ulteriori indagini.

Così la Procura indaga il detentore dell’animale, il quale dichiara che la renna era nata in cattività e che mai aveva dato alcun problema, era abituata alla presenza umana da sempre e non aveva mai destato preoccupazione. Era appunto scappata a causa di un evento naturale che l’aveva impaurita, e senza mai nuocere alle persone umane.

Così il Tribunale di primo grado aveva assolto l’imputato in quanto il fatto non costituiva reato, proprio perché la renna, sebbene animale astrattamente pericoloso, nel concreto non aveva mai palesato alcuna problematica essendo sempre vissuta in cattività.

Approdato il caso avanti alla Corte di Cassazione, questa ha invece ribaltato la decisione ritenendo che il reato penale (di cui all’art. 6 della legge 150/1992) che vieta la detenzione di animali selvatici è posto al fine di proteggere in astratto l’incolumità e la salute pubblica. Non è, dunque, necessario che l’animale in concreto sia pericoloso ma è, invece, sufficiente che l’animale sia di per sé considerato tale, in quanto rientrante in una categoria ritenuta anche solo potenzialmente nociva per l’incolumità e la salute pubblica.

Dunque, è bene ricordare che, sebbene questo vicenda sia un caso limite ed anche un po’ bizzarro, in ogni caso non tutti gli animali sono considerati domestici e che, dunque, la loro detenzione (quando consentita dalla legge) è soggetta a astretti limiti di legge.